Comunicare per…

Lo sapevate che da pochi giorni è possibile visitare in 3D anche Firenze e Venezia? Con Google Earth è  possibile ammirare piazze, monumenti e palazzi: sono più di 16 mila gli edifici di Firenze e più di 17 mila quelli di Venezia, ricostruiti nei minimi dettagli.

Di Firenze si può ammirare dall’alto la sua eccezionale scenografia al centro dell’ampia conca ad anfiteatro. Si sorvola piazza della Signoria, passando per la vicina Galleria degli Uffizi, e il maestoso Duomo, andando sull’Arno, Ponte Vecchio e le sue botteghe di gioiellieri.

Occorre scaricare il software Google Earth sul proprio PC. Per accedere alla ricostruzione 3D della città basta digitare il nome della città d’interesse sul pannello di navigazione e selezionare “edifici 3D”. In questo modo sarà possibile fare zoom sull’immagine, cambiare l’inquadratura o ruotare la città con un semplice click del mouse. I modelli tridimensionali sono, per la maggior parte, generati da Google, ma includono anche modelli originati da utenti. E’ possibile, infatti, creare direttamente gli edifici in 3D con uno strumento ad hoc, il “modellatore” di uffici in 3D.

Fonte: corrierefiorentino.corriere.it

Devo preparare una presentazione in Power Point di un progetto e devo inserire delle immagini relative al sito web, ho provato a fare degli screenshot utilizzando la classica combinazione della tastiera Ctrl+Alt+Stamp, ma la resa non mi  soddisffa! Così inizio a fare delle ricerche in rete per trovare qualche altro strumento, magari migliore.

Bene, l’ho trovato: FireShot. Un’estensione per Firefox che cattura la pagina web,  intera o parziale.   Sulla barra di navigazione di Mozilla Firefox compare un nuovo pulsante che permette di salvare la pagina web in pochi secondi. Ho scoperto che a differenza di altre estensioni, questo plugin fornisce una serie di editing e di strumenti di annotazione, che consentono di modificare rapidamente lo screenshot e di inserire annotazioni di testo e di grafica.

Spero possa essere un suggerimento utile…

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Avendo trattato le OER ho deciso di pubblicare il seguente articolo tratto sempre dalla mia tesi “Tech&School. Come si comunica l’innovazione in relazione alle nuove tecnologie”, effettuata per il conseguimento del Master in”Digital Writing” nel 2006.

Lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha avuto significative ripercussioni anche sulle modalità di apprendimento, stimolando la formazione di nuove risorse didattiche. Le risorse digitali costituiscono un sussidio della didattica alternativo ai vecchi metodi di insegnamento. Possono rappresentare oggetti didattici digitali di piccole dimensioni e durata che integrano e completano le nozioni apprese in aula. Possono essere utilizzati dai docenti e dagli studenti in modo indipendente, senza sequenza predefinita ed essere aggregati in percorsi di apprendimento personalizzabili per ogni singolo studente.

Presentano delle caratteristiche:

  • multimedialità;
  • flessibilità;
  • collaborazione.

Risorse digitali per la geografia

Google Earth e Worldmapper[1], sono risorse Internet già molto diffuse e utilizzate da un vasto pubblico, ed è possibile un loro utilizzo in ambito didattico, in particolare per l’insegnamento della geografia.

Google Earth è un mappamondo virtuale, che utilizza i dati satellitari, mappe aeree e un modello topografico della Terra rilevato nel 2000 dallo Shuttle nella missione Srtm, permette la visualizzazione dei dettagli come le montagne. Ciò che si vede non è “in diretta”, deriva dalla sovrapposizione di immagini statiche tratte da più fonti. A differenza di un normale mappamondo, è possibile eseguire uno zoom su qualsiasi pianeta, arrivando a vedere le strade delle principali città, i fiumi, i laghi, ecc. La risoluzione è in generale di circa 15 m, ma arriva anche a 15 cm. È una tecnologia gratuita che consente di esplorare la terra dall’alto. Il software combina insieme immagini scattate negli ultimi tre anni da satelliti e da aerei, arrivando a coprire con diversi gradi di dettaglio tutte le aree del nostro pianeta. L’impatto iniziale con il software è d’effetto: accedere a Google Earth coincide, graficamente, con l’arrivare verso la terra da un punto esterno, posto nello spazio.

L’utente ha la possibilità di osservare il pianeta da una distanza di cautela o di immergersi senza esitazione nelle terre abitate e negli oceani. Avvicinandosi alla superficie terrestre i dettagli aumentano. L’interfaccia consente di muoversi in modo abbastanza intuitivo sulla terra; di ruotare la mappa e di riportare il nord geografico nella parte alta dello schermo; di modificare l’angolazione con cui si guarda il territorio e di ripristinare quella di default, in cui il punto di vista è verticale rispetto alla superficie; di calcolare la distanza tra due o più punti. È possibile creare un archivio organizzato in cartelle e sottocartelle in cui inserire i luoghi di interesse personale, arricchiti da commenti. Un’icona a forma di puntina posta sul mappamondo consentirà di ritrovarli velocemente. Le informazioni inserite potranno essere condivise con altri utenti. Tra le funzioni offerte c’è, la sovrapposizione di immagini (overlay), che consente di sovrapporre fotografie e modelli tridimensionali a quanto normalmente visualizzato. A questo proposito, Google Earth da pochi mesi ha reso disponibile il software Google SketchUp[2], un programma di modellizzazione in 3D.

Worldmapper

Worldmapper[3] è un progetto condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield e dell’Università del Michigan. Il sito del progetto consente di scaricare gratuitamente una vasta collezione di cartogrammi, unitamente ai dati da cui sono stati generati. I cartogrammi sono mappe il cui scopo è “di mettere in evidenza l’aspetto spaziale dei fatti statistici” (Mori, 1990: 171) e in cui le dimensioni delle regioni geografiche appaiono in proporzione a una specifica proprietà.

Esperienza con Google Earth e Worldmapper

Le esperienze più corpose sono state condotte negli Stati Uniti con studenti di età maggiore rispetto a quella della scuola secondaria di I grado, e coinvolgono discipline legate allo studio della terra, della geografia e della geologia, dell’urbanistica e delle simulazioni finalizzate alla tutela del territorio e all’incolumità della popolazione in caso di catastrofi.

L’esperienza di uso didattico di Google Earth è stata effettua con classi della scuola secondaria di I grado. Gli alunni si sono mostrati molto interessati, sono stati lasciati liberi di navigare, per poterli osservare.

Nella prima parte dell’esplorazione i ragazzi si sono mostrati meravigliati e stupiti, hanno visitano i loro spazi di vita (dalla casa alla scuola, dal campo da calcio ai luoghi di ritrovo, ecc.)

Nella seconda fase alcuni alunni hanno iniziato ad allontanarsi, prima in cerca di percorsi contenenti tracce di familiarità (le piste della Formula 1 sparse per la terra, la città dei cantanti preferiti, la meta delle future vacanze, ecc.), poi nei territori sconosciuti lasciandosi catturare dalla curiosità e dal gusto della navigazione.

A questa navigazione libera e non strutturata, l’insegnate di geografia ha integrato alcune lezioni con un videoproiettore proponendo:

  • visualizzazione dei luoghi in cui si sono svolti importanti eventi in determinati  periodi storici;
  • descrizione di paesaggi, città e terreni ponendo attenzione ai confini tra gli stati.

Altre sono state svolte nell’aula di informatica:

  • ricerche personali relative ai tragitti più frequenti compiuti dai vari alunni;
  • caccia al tesoro per il mondo, utilizzando suggerimenti basati sulla posizione assoluta, sulle distanze da un punto preciso e sulle conoscenze acquisite nell’ambito delle altre discipline;
  • organizzazione di viaggi sulle tracce dei grandi viaggiatori del passato;
  • calcolo del percorso dei prodotti e delle merci per giungere dai paesi produttori a quelli consumatori.

Per quanto riguarda Worldmapper l’uso in classe è stato di integrazione alle attività in cui venivano utilizzate tabelle contenenti dati quantitativi sui fenomeni del mondo. Anche in questo caso, come accaduto con Google Earth, la prima sensazione manifestata dagli alunni è stata di stupore e meraviglia, a tratti quasi di sconcerto: molti credevano si trattasse di disegni artistici, gradevoli esteticamente. Alcuni hanno ipotizzato che si trattasse di provocazioni volte a riflettere sullo stato del pianeta, altri di presa in giro e ridicolizzazione delle mappe tradizionali.

Le risorse offerte dalla rete hanno un forte impatto sulla percezione e sull’interpretazione, sulla comprensione dei fatti spaziali e dell’uomo. Gli alunni in questione sono stati affascinati e colpiti dalla ricchezza tecnologica a loro disposizione. Questo è un vantaggio che può agire sui fattori di motivazione e auto-regolazione dell’apprendimento.

Google Earth e Worldmapper sono risorse recenti, in fase di miglioramento e implementazione, non nate specificamente per la didattica. Il loro utilizzo in ambito didattico è ancora da scoprire.



[1] Tratto da “Tecnologia e scuola secondaria di I grado. Risorse per orientarsi e disorientarsi: Google Earthe Worldmapper” , di Manuela Delfino, ITD – CNR. Newsletter per la formazione in rete, Erikson.it, http://www.formare.erickson.it/archivio/settembre_06/5_DELFINO.html

[2] http://sketchup.google.com/

[3] http://www.sasi.group.shef.ac.uk/worldmapper/

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Questo blog è nato con un scopo prettamente “didattico”, ma ad oggi che il percorso didattico-formativo sta per giungere alla fine, nel senso che a breve ci sarà l’appello, posso dire che la voglia di continuare questa esperienza da “blogger” è tanta.  Sono molto soddisfatta di questa esperienza dove il fare e il pensare son venuti in maniera del tutto naturale e spontanea. Ho avuto modo di sperimentare personalmente la validità di questo strumento all’interno di un corso universitario. Mi rendo conto che questa esperienza formativa mi ha permesso di migliorare la mia capacità comunicativa e condividere pensieri e riflessioni. Ho apprezzato molto questo approccio alla materia, un sistema aperto e mutabile, una blogo-classe  in cui il Prof. Formiconi è “sceso” dalla sua cattedra ponendosi come un facilitatore e una guida della comunicazione spontanea degli studenti che finalmente sono “attori attivi e produttivi” di qualcosa di concreto. Complimenti al Professore!!!

Ho creato un foglio Excel con Google Documenti per tenere traccia delle mie attività in questo corso di “Tecnologie della comunicazione online”. Ho condiviso poi lo “spreadsheet” con  il prof. Formiconi. In questo contesto ho deciso di eliminare i riferimenti temporali, non ci sono date, in quanto, almeno qui il tempo non è determinante. Non è la prima volta che faccio un lavoro del genere! Posso dire che ci sono abituata. Al lavoro, ad esempio, sono tenuta a presentare un “report attività” dettagliato ogni mese, in questo contesto però il tempo è denaro!

Incredibile, questo post sui video offre una risposta ad una domanda che più volte mi sono posta: qual è lo strumento che permette di creare i video tutorial?

In un primo momento ho pensato che fosse un software ad un costo abbastanza elevato e invece, dopo varie ricerche ho scoperto, prima di tutto che si tratta di un screencast , ovvero una registrazione della tua schermata accompagnata da una voce che spiega quello che sta accadendo sullo schermo in quel momento. Lo screencasting può essere utilizzato sia per scopi educativi che per azioni di marketing, è un modo efficace per rendere umano un contenuto durante una sessione di e-learning, unendo audio, video e testo. Presentare un materiale in questo modo rende le lezioni online più accessibili.

Ho trovato poi una lista, fornita da Wikipedia, dedicata a tutti i tool utili a produrre uno screencast. Ne riassumo brevemente il contenuto, potrebbe essere utile!

Gli utenti windows possono sfruttare Windows Media Encoder, una piattaforma per la registrazione dello schermo che è freeware. Oltre al plugin Capture di Firefox segnalato da Stefania e Quick Time, già presente sui pc.

Per una soluzione altamente professionale, gli utenti windows possono utilizzare Camtasia Studio, Macromedia Captivate e Demo Builder, è disponibile una versione trial, da provare prima di acquistare! Una versione completamente gratuita è CamStudio.

Gli utenti Mac possono utilizzare SnapZ Pro X, Screenography, Screen Movie Recorder e Display Eater.

Altre soluzioni disponibili sia per Mac che Windows sono Jing e Screencast O-Matic.

Gli utenti Linux si possono affidare a Demo Recorder, Istanbul e XvidCap. Per ulteriori informazioni consigli di consultare la lista sopra citata.

Infine è possibile creare semplici screencast attraverso un servizio web-based che non necessita il download: il servizio gratuito si chiama Tapefailure, e permette di registrare direttamente dal browser e di condividere i contenuti con altri.

Un altro servizio web-based è FreeScreencast (se non erro solo per windows), il primo tool che consente a tutti gli editori online, grandi o piccoli che siano, di creare, pubblicare ed “embeddare” screencast senza il minimo sforzo e con il massimo risultato. È possibile creare screencast di alta qualità in formato Flash.

Questa  panoramica offre delle indicazioni piuttosto generali, naturalmente, giorno dopo giorno,  nascono nuovi strumenti, occorre essere continuamente aggiornati!

Nel corso del mio cammino formativo mi sono ritrovata spesso a dover ricorrere a risorse didattiche disponibili in rete, in modo particolare durante il Master in Digital Writing. Proprio questa esperienza mi ha fatto scoprire la validità di un corso universitario online o nel mio caso in modalità blended, un po’ in presenza e il resto online. Questa modalità di apprendimento mi ha permesso di conseguire il diploma di master con ottimi risultati e contemporaneamente mi ha permesso di svolgere altre attività. Le lezioni, potevo seguirle quando volevo, poiché erano sempre disponibili su una piattaforma (A-Tutor) sottoforma di video, podcast, dispense ecc. Dopo questa esperienza posso dire che l’apprendimento online coinvolge maggiormente lo studente, lo rende parte attiva. Lo studente non deve solo leggere e ripetere, ma deve creare e costruire il proprio sapere, seguendo i consigli dei professori che, a loro volta “scendono” dalla cattedra per accompagnare, guidare e indirizzare gli studenti verso il giusto percorso di apprendimento. Proprio come lei, carissimo Prof.
L’approcciarmi al suo corso è stato entusiasmante, data la mia esperienza trascorsa, i suoi post accompagnati dai vari video esplicativi si stanno rivelando utilissimi e molto chiari.

Ho iniziato la mia ricerca sulle Open Educational Resourses (OER) ho scoperto che ce ne sono tantissime, in quanto una OER può essere tante cose: corsi universitari, dispense in formato pdf, audio o video delle lezioni, esercizi e soluzioni, laboratori virtuali, una voce enciclopedica e tanto altro ancora.

Su YouTube è possibile trovare lezioni di ogni genere: dalla musica alla danza, dalla matematica alle lingue e alle nuove tecnologia. Nel tempo libero mi diverto a sperimentare il linguaggio HTML e CSS, e poiché sono alle prime armi, mi occorre un tutorial. Per ora ho trovato, proprio su YouTube, un video tutorial ben fatto e semplice.

Ho effettuato ricerche su alcune tematiche relative allo studio della lingua francese e ho trovato delle risorse molto utili sul sito lingua francese.it Trovo le OER estremamente interessanti, delle risorse fruibili liberamente in rete, che possono essere utilizzate per fini formativi da tutti, giovani e adulti.

Il lungo pamphlet proposto dal Prof. Formiconi su “come stare online” mi ha permesso di riflettere su alcuni punti. Partendo proprio dal concetto delle Reti, condivido le proprietà esplicitate dal prof, ovvero che “le reti sono insiemi di nodi e connessioni, che non hanno né ordini né gerarchie”,le reti sono elementi essenziali che devono essere tenuti in considerazione per tentare di affrontare i grandi mutamenti che nessuno può ignorare”. Quest’anno ho collaborato ad un progetto che prevedeva la costituzione di una rete dedicata all’imprenditoria femminile. Una rete mirata a rafforzare la collaborazione economica tra le donne per favorire lo sviluppo di ciascuna impresa sul territorio regionale, nazionale e internazionale. Un intervento a mio avviso importante, che in questo momento di “crisi economica” come quello che stiamo vivendo può aprire nuovi orizzonti a coloro che ignorano la grande potenzialità del “nuovo”.

“…La rete, quando gode di buona salute, produce qualcosa che è superiore alla mera somma delle due parti”.  Un insieme di donne imprenditrici che in rete hanno la possibilità di comunicare, confrontarsi, condividere esperienze, stabilire delle cooperazioni e collaborazioni per essere più competitive, o semplicemente “coltivare le connessioni” per arricchire il proprio PLE (Personal Learning Environment). Devo ammettere che questa formidabile opportunità non è stata, purtroppo, compresa da tutte le imprenditrici. La principale causa è da attribuire, proprio come afferma il  prof., alla scolarizzazione della società, basata su dei modelli troppo rigidi che limitano la capacità di accogliere il valore del “nuovo” e quindi di Internet. “Una delle conseguenze concrete dell’incapacità di cogliere il valore di Internet è la confusione quasi completa su cosa voglia dire ‘stare online’ oggi”. Tutti pensano che per entrare in rete occorrono delle specifiche competenze, ma io concordo pienamente con il Prof. quando afferma che per “esprimersi e agire in rete bastano competenze elementari e strumenti a bassissimo costo…”. Occorre, secondo me, cercare di superare questi preconcetti che ormai pervadono la nostra società. Stiamo vivendo una “rivoluzione digitale” che sta cambiando completamente il nostro modo di vivere, di lavorare, di comunicare, giorno dopo giorno, e proprio perché si tratta di un processo complesso e pienamente in atto, non siamo ancora in grado di coglierne appieno le conseguenze, positive o negative che siano, non si scorgono ancora i limiti. Forse è proprio questa incertezza che inibisce? Altro effetto di un’istruzione troppo rigida?

Per quanto riguarda il mio personale “Coltivare le connessioni” prende spunto proprio dalla metafora del Mezzadro, una figura a me molto famigliare e recuperata dal ricordo dei racconti dei miei nonni e zii. Mi è piaciuta molto la seguente frase: “I Feed che voi scegliete di seguire sono come gli ortaggi che decidete di seminare e di piantare, lo dovete sapere voi di cosa avete bisogno”. Infatti,  nel mio orto ci sono solo gli ortaggi che mi piacciono, i feed che mi interessano. Le mie connessioni cerco di coltivarle con passione, interesse e dedizione, cercando di apprendere il più possibile al fine di arricchire il mio PLE.

Molto interessante la panoramica sui social network e quanti ce ne sono!

I social network hanno il pregio riunire persone di tutto in un unico ambiente virtuale in cui è possibile condividere interessi di vario genere e  rapporti interpersonali.

Quelli che al momento utilizzo sono:

Facebook: tutti ormai lohanno, dunque è indispensabile per mantenere rapporti con amici e famigliari lontani, per fare annunci, lo uso in modo continuativo, anche se diffido da tutte quelle applicazioni  futili e demenziali.

Twitter: lo uso al lavoro, in particolare per gestire contatti all’estero, ma non in maniera continuativa.

Delicious: è una recente scoperta, utilissima, che via via arricchisco con i siti più interessanti.

YouTube: lo utilizzo per divertimento.

Flickr: lo conosco, è molto comodo per la condivisione delle foto, ma non lo uso per mancanza di tempo.

Slide Share: l’ho utilizzato per reperire delle presentazioni.

Badoo: l’ho utilizzato per un brevissimo periodo, non mi ha entusiasmato più di tanto.

Last.fm: è un catalogo musicale molto ampio, comprende radio ed è possibile trovare e ascoltare la propria musica preferita.

Stavo per dimenticare Linkedin! Lo uso spesso per mantenere contatti personali di tipo professionale.

Ho sperimentato Anobii per la condivisione di libri, mi è sembrato molto interessante, mi occorre più tempo per poter comprendere a fondo le potenzialità. La mia curiosità per questo social network è nata proprio dalla vetrina dei libri presente sul blog del Prof.

Dal primo approccio sembra che questo social network faccia proprio per me, poiché adoro leggere e sono sempre alla ricerca di nuovi libri. È possibile infatti condividere con altri i libri preferiti  e soprattutto leggere recensioni, fantastico!  Presto mi diletterò nell’inserire i miei preferiti nella speranza che primo o poi riesca a farli comparire nel mio blog.

I social network sono tutti molto utili e nella loro diversità ci fanno scoprire sempre nuovi modi  comunicare, creando forti comunità online dove giovani e meno giovani scambiano idee e danno vita a nuovi spazi collettivi di qualsiasi natura. Data la mia curiosità, mi riserverò di esplorare tutti gli altri pian pianino …

“Il mondo è pieno di classificazioni”, giustissimo!

Ci troviamo a navigare tra molteplici contenuti di un sito, la modalità classica d’accesso ai contenuti è per “categorie” che utilizza la struttura ad albero che parte dalle home page e si sviluppa attraverso diverse ramificazioni. Questa forma di organizzazione dei contenuti si rifa al concetto tassonomico di classificazione in scaffali, cartelle, categorie. Per cercare e trovare cose, informazioni, l’unico sistema possibile era organizzare, classificare e categorizzare l’informazione.

Oggi però la ricerca è stata semplificata, non è più necessario categorizzarle e archiviarle, ma è sufficiente inserire una parola chiave “Tag”, o “etichetta” che permette una ricerca molto più semplice e rapida. Proprio come succede con Delicious. Il social bookmarking che permette agli utenti di salvare sull’applicazione i propri siti Web preferiti, taggarli e renderli pubblicamente fruibili in un archivio Web ricercabile. Fantastico, no?

Dunque, la folksonomy, tassonomie e categorizzazioni generate dagli utenti in modo collaborativo,  danno vita a dei percorsi di navigazione dinamici basati su tag, che si vengono a creare sulla base della etichettatura dei contenuti da parte degli utenti che classificano tutto in modo “intelligente” dando vita ad innumerovoli connessioni.

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